MANTOVA – Giovedì 20 marzo 2025, su invito del vescovo di Mantova Marco Busca, al Gradaro c’è stato un incontro dedicato alla memoria di Don Giovanni Nicolini, figura emblematica della Chiesa italiana, uomo di fede e di profonda umanità. L’evento, moderato da Andrea Bergamini, nipote di Don Giovanni, ha visto la partecipazione di Daniele Rocchetti e Giovanni Paolo Bardini che hanno condiviso ricordi, riflessioni e testimonianze sulla vita e sull’opera di Giovanni, figlio del Concilio Vaticano II e maestro di vita.

Il Vescovo Marco Busca: la ricerca come essenza della vita cristiana

Il Vescovo di Mantova, Marco Busca, ha aperto l’incontro con una riflessione sulla figura di Don Giovanni Nicolini, definendolo un uomo in costante ricerca, sia come “ricercato” che come “ricercante”. Citando una frase emblematica di Don Giovanni, “Io non posso essere cristiano come ero vent’anni fa”, il Vescovo ha sottolineato come la vita cristiana sia un cammino di continua conversione, lontano dallo status quo. Don Giovanni, ha ricordato, è stato un esempio di come la fede non possa mai fossilizzarsi, ma debba sempre rinnovarsi, mantenendo viva l’attitudine alla ricerca e al cambiamento.

Andrea Bergamini: Mediatore e Testimone

Andrea Bergamini, nipote di Don Giovanni, ha introdotto i relatori principali, ricordando come molte delle storie raccontate nel libro intervista di Rocchetti dedicato a Don Giovanni non le abbia vissute direttamente. Ha passato la parola a Giovanni Paolo Bardini, amico e fratello di lunga data di Don Giovanni, e a Daniele Rocchetti, autore del libro Don Giovanni Nicolini. Il canto dei poveri dà il ritmo al mio passo:

Don Giovanni Nicolini. Il canto dei poveri dà il ritmo al mio passo

Giovanni Paolo Bardini: un’amicizia lunga una vita

Giovanni Paolo Bardini ha condiviso un racconto intimo e commovente della sua amicizia con Don Giovanni, durata oltre 60 anni. Ha ricordato come Don Giovanni abbia influenzato profondamente la sua vita, guidandolo verso la famiglia della Resurrezione, il canto liturgico e l’iconografia. Bardini ha sottolineato come Don Giovanni sia stato per lui un “angelo custode”, un segno della misericordia di Dio, soprattutto nei momenti più difficili della sua vita.

Tra i ricordi più vividi, Bardini ha menzionato gli anni dello scoutismo, quando Don Giovanni, allora caporeparto, li guidava con passione e dedizione. Ha anche raccontato l’esperienza nella borgata di Roma, dove Don Giovanni si dedicò ai poveri, e il suo ritorno alla fede dopo un periodo di lontananza, grazie all’accoglienza e alla guida di Don Giovanni.

Daniele Rocchetti: figlio del concilio e custode della Parola

Daniele Rocchetti, autore del libro su Don Giovanni, ha tracciato un profilo del sacerdote come figlio del Concilio Vaticano II. Ha sottolineato come Don Giovanni abbia vissuto la parola di Dio come una sorgente inesauribile, capace di guidare ogni aspetto della vita. Rocchetti ha ricordato l’influenza di figure come Don Giuseppe Dossetti e il Cardinale Lercaro sulla formazione di Don Giovanni, e come questi abbia sempre mantenuto uno sguardo benevolo sul mondo, capace di dialogare con credenti e non credenti.

Rocchetti ha anche evidenziato l’importanza della liturgia nella vita di Don Giovanni, che ha sempre cercato di rendere accessibile e significativa per tutti. Ha concluso il suo intervento con una riflessione sulla “parresia”, la libertà di parola che Don Giovanni ha sempre dimostrato, senza mai temere di disturbare il buon senso comune.

La Liturgia e la Famiglia: due Pilastri della vita di don Giovanni

Andrea Bergamini ha ricordato come Don Giovanni abbia sempre messo al centro la liturgia e la famiglia. La sua casa era un luogo di accoglienza, dove la tavola era sempre imbandita e la preghiera un momento irrinunciabile. Bergamini ha sottolineato come Don Giovanni sapesse parlare del Vangelo partendo dalla sua esperienza personale, mostrando le sue fragilità e il suo bisogno di essere amato e perdonato.

Francesco Scimè: un invito a custodire la memoria

Francesco Scimè, uno dei fratelli della famiglia spirituale fondata da Don Giovanni, ha ricordato come l’Arcivescovo abbia suggerito di raccogliere le memorie di Don Giovanni non come una semplice commemorazione, ma come un’opportunità per riflettere sul futuro della loro comunità. Ha condiviso un aneddoto sui Promessi Sposi, libro che Don Giovanni leggeva continuamente, vedendo in esso un esempio di cristianesimo popolare e di ricerca della grazia anche nelle situazioni più difficili.

Gisella Nicolini: la voce di Dio

Gisella Nicolini, sorella di Don Giovanni, ha ricordato come il fratello fosse sempre disponibile a rispondere alle sue domande, senza mai nascondere la verità. Ha paragonato Don Giovanni a Geremia, voce di Dio che annuncia la sua parola con fedeltà e passione.

Conclusione: il testimone che accende il fuoco

Daniele Rocchetti ha chiuso l’incontro con una riflessione sul passaggio del “tizzone ardente” della fede da una generazione all’altra. Don Giovanni, ha detto, è stato uno di quei testimoni che, nella pienezza della loro umanità, hanno saputo raccontare la bellezza del Vangelo. La sua vita, vissuta come un dono, è stata un esempio di come l’amore dia senso e pienezza a ogni cosa.

Il Vescovo Marco Busca ha concluso l’incontro ricordando che Don Giovanni Nicolini è stato un padre nella fede, un uomo con un piede nel sogno e un piede nella realtà. La sua eredità ci invita a continuare a cercare la verità, sapendo che non possiamo possederla, ma possiamo solo lasciarci possedere da essa.

E, come suggerito dal Vescovo, non resta che gustare un gelato in suo onore, ricordando che nelle piccole cose fatte con amore si nasconde un grande lavoro ascetico.

Grazie, Don Giovanni, per averci mostrato la bellezza di una vita donata.

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Il video integrale dell’incontro