1 Io, il Presbìtero, alla Signora eletta da Dio e ai suoi figli, che amo nella verità, e non io soltanto, ma tutti quelli che hanno conosciuto la verità, 2 a causa della verità che rimane in noi e sarà con noi in eterno: 3 grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell’amore. 4 Mi sono molto rallegrato di aver trovato alcuni tuoi figli che camminano nella verità, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre. 5 E ora prego te, o Signora, non per darti un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo avuto da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. 6 Questo è l’amore: camminare secondo i suoi comandamenti. Il comandamento che avete appreso da principio è questo: camminate nell’amore.

Seleziona Pagina
E’ molto bello l’esordio di questa lettera! E’ nuziale, è nobile, è affettuoso. E’ casto. Il Presbitero sembra ricoprire quasi il compito di rappresentare lo Sposo Gesù! La Chiesa Sposa è la figura collettiva dei cristiani qui nominati come “i suoi figli”. Ed è proprio a partire dal suo amore per loro che Giovanni proclama il legame inscindibile tra amore e verità: “..figli che amo nella verità”. E’ la verità dell’amore la sorgente di ogni conoscenza e di ogni amore vero. Questo sembra essere il principio e la pienezza di ogni relazione nella comunità cristiana, in “tutti quelli che hanno conosciuto la verità, a causa della verità che è in noi e sarà con noi in eterno”. Questa verità è l’amore. E verità e amore crescono incessantemente : “in eterno”(ver.2). “Grazia, misericordia e pace” sembrano essere lo storicizzarsi, il farsi storia, della verità dell’amore e dell’amore della verità. Ed è il luminoso amore con il quale questi “figli” sono amati “da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre”(ver.3). Giovanni si rallegra di aver trovato così questi figli dell’Eletta, e rinnova per loro il comandamento dell’amore. Come nella grande Lettera, questo comandamento non è nuovo, ma è “quello che abbiamo avuto da principio: che ci amiamo gli uni gli altri”. Ed ecco ancora la vita di ognuno e di tutti come un viaggio, un camminare, il camminare verso la pienezza della verità e dell’amore. Camminare secondo i suoi (di Dio) comandamenti. Camminare nell’amore. L’incessante ripresa del comandamento dell’amore non è mai ripetizione ed è sempre novità. Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.
v. 1 “Io, il presbitero, alla Signora eletta e ai suoi figli che amo nella verità, …” Il saluto dell’apostolo a questa “madre” contiene già due parole importanti della nostra lettera: amore e verità. Amore è il tema delle tre lettere di Giovanni, e di questo già molto abbiamo ascoltato nella prima che abbiamo appena terminato di leggere. “Verità” è un altro nome di Gesù: “Io sono la via la verità e la vita”. E’ anche il suo insegnamento. “Camminare nella verità”: nella verità non c’è staticità, ma il cammino, il dinamismo dell’amore. La “stabilità” nella grazia e nell’amore ricevuto comprende il “camminare” nella verità. La verità è il contrario della menzogna il cui padre è il diavolo: “Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole,voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità” (Gv 8:43-45). La “verità” che viene citata almeno tre volte nel nostro brano, è anche la “fedeltà”; prima di tutto la fedeltà di Dio, che “ci ha amato per primo”, e ci ha dato con il Suo Figlio diletto ogni dono. E’ questa “fedeltà di Dio” la verità su cui si fondano i nostri rapporti fraterni, ogni giorno rinnovati, nel cammino comune “nella verità”, cioè nella contemplazione gioiosa del dono di Dio sempre instancabilmente rinnovato. Tocca molto questo modo di rivolgersi alla chiesa (questa “signora diletta”) da parte di questo anziano (presbitero), nell’amore, suo e di “tutti quelli che hanno conosciuto la verità”. E’ l’amore che lega lui a questa chiesa, comunità di fratelli, madre di figli che camminano nella verità. E questa verità “dimora in noi e dimorerà con noi in eterno” (v.2): con “noi”: il presbitero, la signora, i suoi figli, e tutti quelli che hanno conosciuto la verità. da questo saluto iniziale – che costituisce da solo quasi metà della lettera – riceviamo l’invito a riconoscerci insieme fratelli e ad augurarci la grazia, la misericordia e la pace di Dio. Colpisce quell’ “alcuni” del v.4. L’apostolo vuole parlare in positivo, e dice di essersi “molto rallegrato per aver trovato alcuni figli che camminano nella verità”. Sottolinea la gioia provata per quegli “alcuni”. Invece di accusare o rimproverare, evidenzia il bene che stanno facendo questi figli e ricorda loro il comandamento nel quale rimangono, quello dell’amore. E’ un invito forte anche per noi ad avere questi occhi capaci di rallegrarsi nel vedere i nostri fratelli che “camminano nella verità”. E’ da qui che viene l’esortazione ad essere ancora più vigorosi nell’amore: vedendo “alcuni” che camminano nella verità. Ci viene riproposto in questi vv. il “comandamento nuovo” dell’amore. Abbiamo già visto in 1 Giov (e anche nel vangelo di Giovanni) che da una parte c’è ormai un unico comandamento “nuovo”, v.6, e grande come il mare, che raccoglie tutti gli altri comandi. D’altra parte questo unico comando ha tanti modi di essere adempiuto: nella custodia e nella osservanza di tutte le parole, di tutti i comandi del Signore.